COME FOGLIE D'AUTUNNO

di Paolo Fusi ed Emanuele Cannatella
con Augusto Ferretti, Emanuele Cannatella, Paolo Fusi, Matteo Marchi, Leonardo Marcucci
musiche originali di Paolo Fusi
arrangiamenti di Leonardo Marcucci
ufficio stampa Riccardo Rozzera
management Michela Cohen
immagini di Alessandro Galluzzi, Vera Suprani e Claudio Oliva
costumi di Le CostuMistiche

LA REALTÀ SUGLI ANNI DELLA FINE DEL CAPITALISMO E DELLA GUERRA FREDDA (1974/1990): LA CRISI DEL SOCIALE, DEL WELFARE, DELLA DEMOCRAZIA - E LA MUSICA DI QUESTA CRISI

L'autunno arrivò senza preannunciarsi, mentre noi ci accingevamo a festeggiare un'altra estate di gioia e ottimismo. Nonostante lo scandalo Watergate, la caduta di Nixon, e la deposizione di quasi tutti i leader del Patto di Varsavia, oltre alle rivoluzioni fasciste in molti dei Paesi in via di sviluppo, noi guardavamo ancora film come "Il laureato" e "Jesus Christ Superstar" e pensavamo che le cose migliorassero come in un'allegra giostra assolata. Invece il capitalismo industriale era appena morto, e non ce ne eravamo accorti. La musica che avevamo amato stava cambiando, diventando, essa sì, sempre più industriale. Le banche assumevano per la prima volta il controllo apparentemente coordinato sull'economia e sulla politica. L'autunno fu un periodo in cui il mondo cambiò senza che ce ne accorgessimo, in cui l'Unione Sovietica ed il suo Impero si sbriciolarono, e la Guerra Fredda, che era sostanzialmente terminata nel 1974, con la crisi petrolifera, divenne un'immane messa in scena fatta per tranquillizzare il mondo intero. Mentre, dietro le quinte, il teatro crollava, sul palco gli attori continuavano come nulla fosse. Con un protagonista nuovo che si affacciava alla ribalta: il mondo arabo, che estremizzava ciò che avevano fatto i sovietici: invece di redistribuire il reddito, aumentando la ricchezza interna, centralizzano sempre più il potere economico in poche mani, dirette da un'inestinguibile sete di rivincita e non vincolate dal bisogno di ottenere l'appoggio dei cittadini, anzi. L'autunno dell'allegria fu anche l'autunno dei diritti umani, ovunque, perchè i regimi avevano trovato il modo per scavalcare ed ammutolire l'opinione pubblica - sottraendo denaro e potere alla politica ed all'informazione, cancellando via via la forza dei sindacati, inutili in un mondo che si stava deindustrialzzando. E la musica, prima della consapevolezza, grida il dolore della fine della speranza"