Il movimento Dandy – No more heroes (The Stranglers)

Il movimento Dandy
“No More Heroes” (The Stranglers) – 1977

The Stranglers
Il dibattito sulla rilevanza della forma e della sostanza, tra strutturalismo ed ermeneutica, tra estetica e funzionalità, è sempre esistito, fin dal tempo dei Greci. Con la nascita dell’epistemologia di Karl Popper e le nuove tendenze del 20° secolo diventa ancora più profondo, analitico e variegato. Sicché anche tra i formalisti divergono le strade. Una di queste è il dandysmo, ovvero la forma per la forma, l’estetica come rivolta culturale intellettuale ed anti-aristocratica. Cento anni dopo il “Sartor Resartus” di Thomas Carlyle, la convinzione che sia l’abito a fare il monaco è divenuta una verità sociale incontrovertibile. I nuovi gruppi rock, per imporsi, devono avere qualcosa di diverso e specifico, di assolutamente riconoscibile: The Cure, The Clash, The Culture Club, Duran Duran, The Wham!, Kraftwerk, tutti erano immediatamente riconoscibili dai vestiti e dalle acconciature, ma a mio parere il gruppo post-punk degli Stranglers ha costituito il raggiungimento della perfezione in questa ricerca: perché questa band cambiava completamente look e scena musicale ad ogni pubblicazione di singolo. Per gli Stranglers anche i testi apparentemente più politici (come questo “No more heroes”) divengono una mera operazione estetica, un dandysmo esasperato e poliedrico, contraddittorio, fuorviante, che come tutte le estremizzazioni, alla fine, diventa lezioso e sempre uguale. Come cantava Gaber: “Avevo un amico che amava sorprendere. Alle donne non regalava rose, ma un copertone di bicicletta. Un giorno sostituì il freno dell’auto con il pedale della batteria. Pum, morto. Sembrerà strano, ma nessuno si è sorpreso. Non importa quanto tu sia eccentrico, alla fine il pubblico capisce sempre da quale parte del cilindro esca il coniglio”. Gli Stranglers, quindi, partiti nei pub del punk, divennero una delle band più sofisticate degli anni 80, ed il loro maggiore successo, “Golden Brown”, era un brano quasi Vaudeville basato su un ritmo spurio al clavicembalo, quanto di più barocco potesse esistere – agli antipodi del punk, là dove il dandysmo cancella sé stesso, raggiungendo la perfezione.

 

“No More Heroes”

Whatever happened to Leon Trotsky?
He got an ice pick that made his ears burn
Whatever happened to dear old Lenny?
The great Elmyra and Sancho Panza?
Whatever happened to the heroes?
Whatever happened to the heroes?

Whatever happened to all the heroes?
All the Shakespearoes?
They watched their Rome burn
Whatever happened to all the heroes?
Whatever happened to all the heroes?

No more heroes any more
No more heroes any more
Whatever happened to all the heroes?

All the Shakespearoes?
They watched their Rome burn
Whatever happened to the heroes?
Whatever happened to the heroes?
No more heroes any more
No more heroes any more
No more heroes any more

(Jean Jacques Burnel, Hugh Alan Cornwell, Brian John Duffy, David Greenfield)