La finta rivoluzione – Should I stay or should I go (The Clash)

La finta rivoluzione
“Should I Stay or Should I Go” (The Clash) – 1981

Clash
Parlare criticamente dei Clash è probabilmente commettere eresia, eppure il loro garage rock, nemmeno troppo vicino al punk dei Sex Pistols, seppure avesse addentellati politici estremamente precisi (come il sostegno del movimento Sandinista e di altri gruppi di lotta armata di ispirazione marxista attivi in quegli anni in America Latina), a nostro parere ha giocato con un briciolo di opportunismo di troppo sull’estetica del messaggio – come quando il cantante Joe Strummer esibiva una t-shirt con il logo della RAF Rote Armée Fraktion e la scritta Brigate Rose. Non siamo agli estremi paradossali di Manu Chao, che vent’anni dopo passerà alla storia come simbolo del movimento contro il G-8 per aver cantato una canzone sui clandestini (niente più che una tiritera) ed aver prodotto filastrocche sciocche come “King of Bongo”, peraltro tutte musicalmente l’una la fotocopia dell’altra. I Clash avevano comunque delle vere e legittime ambizioni artistiche, i biglietti per i loro concerti ed i loro album costavano meno di quelli della concorrenza (perché loro rinunciavano ad una parte importante delle loro royalties). Joe Strummer, figlio di un diplomatico inglese, è passato sia attraverso l’esperienza di continui cambi di nazione, sia quella dei terribili collegi inglesi in cui vengono rinchiusi i figli delle famiglie benestanti (celebrati nei capolavori dell’educazione militare, oscurantista e medievale della serie di Harry Potter) e vengono diseducati all’affettività, alla sicurezza in sé stessi, alla pace ed all’empatia. Joe vede la musica rock come una liberazione, i Rolling Stones come gli Angeli della Vendetta, la chitarra elettrica come una bacchetta magica. Joe, come The Who, è contro la monarchia, contro Margaret Thatcher, scrive di critica sociale in un modo analogo a Bruce Springsteen negli Stati Uniti, è apertamente terzomondista, e dal punto di vista della poetica pacifista è vicino soprattutto a Bob Marley, tant’è che i Clash saranno la prima band di fama mondiale a mischiare rock e reggae. Ma la rivoluzione, ovviamente, non ci sarà, la band annegherà nelle terribili liti interne e non durerà nemmeno un decennio. Joe Strummer morirà d’infarto a soli 50 anni. I Clash diventano così il simbolo dell’impossibilità della ribellione, e dal punto di vista musicale – pur essendo vicini al movimento punk – saranno l’inizio del britpop, un’icona da centro sociale, e resteranno più vicini ai Pogues (di cui Strummer per un breve periodo sarà il cantante al posto del grande Shane McGowan) ed a Blly Bragg che all’estetica rivoluzionaria che, negli anni successivi, si dividerà tra ska, reggae ed hardcore.

 

“Should I Stay or Should I Go”

Darling, you gotta let me know
Should I stay or should I go?
If you say that you are mine
I’ll be there till the end of time
So you gotta let me know
Should I stay or should I go?

It’s always tease, tease, tease
You’re happy when I’m on my knees
One day is fine and the next is black
So if you want me off your back
Well, come on and let me know
Should I stay or should I go?

Should I stay or should I go now?
Should I stay or should I go now?
If I go there will be trouble
And if I stay it will be double
So come on and let me know

This indecision’s bugging me
(Esta indecision me molesta)
If you don’t want me set me free
(Si no quieres librame)
Exactly who I’m supposed to be
(Digame que tengo ser)
Don’t you know which clothes even fits me?
(Sabes que ropa me queda)
Come on and let me know
(Me tienes que decir)
Should I cool it or should I blow?
(Me debo ir o quedarme)

(Mick Jones, Joe Strummer)