La gente impazzisce – I don’t like Mondays (Bob Geldof & The Boomtown Rats)

La gente impazzisce
“I don’t Like Mondays” (Bob Geldof & The Boomtown Rats) – 1979

TheBoomtownRats
Ci sono sempre stati suicidi. Ci sono sempre state persone che, per qualche motivo, hanno perso il controllo ed hanno concluso la loro vita in un bano di sangue. Ma a partire dalla fine del capitalismo industriale, sempre più ragazzini hanno scelto questa via – perché si sentivano soli, inadeguati, respinti, umiliati, oppressi, violati. Con l’estensione della cultura agli strati più poveri della popolazione, la gravità della propria condizione personale è divenuta sempre più parte della coscienza di ciascuno, non importa a quale età. Anzi, a causa del consumismo e della commercializzazione dei valori sociali, sempre più minori si sono dovuti trovare nella situazione di dover affrontare il “gruppo dei pari” in condizioni di aperta disparità, minorità, esclusione. Il grembiule nelle scuole dell’obbligo, ad esempio (o l’obbligo della cinta elastica per tenere insieme i libri al liceo, invece dello zainetto), che la mia generazione ha combattuto prendendole per misure di militarizzazione ed uniformazione dei ragazzi, erano invece un argine al mettere in mostra fin da subito le differenze di ceto tra i ragazzini. In assenza di una consapevolezza affettiva adulta (che oggi è stata bandita anche dalla vita di chi è molto più grande ed addirittura sfiora l’età pensionabile), la lotta per l‘affermazione in campo affettivo è divenuta una lotta di soldi, di status symbols, in cui esclusione ed umiliazione sono l’unità di misura della socializzazione adolescenziale. Bob Geldof conosceva bene tutto questo. Nato in un paesino irlandese da un padre belga, non particolarmente amato nel villaggio, e da una madre morta di emorragia cerebrale quando lui era piccino, Bob è stato vittima di diversi episodi di bullismo ed ha passato molte notti in ospedale al pronto soccorso per come era stato ridotto dai compagni di scuola. Non appena finita la scuola è scappato a Vancouver, dove faceva il giornalista, poi il manager musicale, ed in tale qualità si mise a spingere una band irlandese, i Boomtown Rats, che dopo un poco gli chiese di prendere il posto del cantante originario. Questa canzone è la più famosa del gruppo, e racconta di come la gioventù della fine del 20° secolo, presa coscienza dell’ineluttabilità della propria disperazione, rovi un’unica via d’uscita: nel suicidio.

 

“I don’t Like Mondays”

The silicon chip inside her head gets switched to overload.
And nobody’s gonna go to school today, she’s going to make them stay at home.
And daddy doesn’t understand her, he always said she was as good as gold.
And he can see no reasons, ‘cause there are no reasons
What reason do you need to be shown?
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
I want to shoot the whole day down.

The fax machine is kept so clean as it sends to a waiting world.
And mother feels so shocked, Father’s world is rocked,
And their thoughts turn to their own little girl.
Sweet 16 ain’t so peachy keen, no, it ain’t so neat to admit defeat.
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
I want to shoot the whole day down.
Shoot it all down

All the playing’s stopped in the playground now, she wants to play with her toys a while.
And school’s out early and soon we’ll be learning and the lesson today is how to die.
And then the bullhorn crackles, and the captain crackles,
With the problems and the how’s and why’s.
And he can see no reasons, ‘cause there are no reasons
What reason do you need to die?
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
Tell me why? I don’t like Mondays.
I want to shoot the whole day down.

(Bob Geldof)