La nostalgia del proibito – Contessa (Enrico Ruggeri)

La nostalgia del proibito
“Contessa” (Enrico Ruggeri) – 1980

Enrico-Ruggeri
In una società in cui finalmente la prova sessuale del maschio è messa sotto accusa, la crisi di identità sessuale diventa la prima grande manifestazione dello sgretolamento della società classica, della famiglia cristiana, del sessismo classico che, provenendo dal Medioevo, si era fatto largo a spallate anche nella cultura dei secoli successivi. Ci sono sempre più uomini che rimpiangono la divisione tra donne che sanno (e che quindi sono a disposizione indiscriminata di tutti) e donne che non sanno, e che quindi sono destinate al capriccio di un uomo solo, che non deve dimostrare (in linea di principio) proprio nulla. Le diverse rappresentazioni della riappropriazione, da parte della donna, della propria sessualità, sono spesso legate ad una nostalgia per dei modi di vivere l’affettività ed il sesso, sviluppatesi nei primi 20 anni del 20° secolo in Italia, ma con una tradizione molto più antica altrove, in cui la promiscuità veniva paludata formalmente o addirittura instradata in forme sociali considerate accettabili. Nei cosiddetti “salotti” donne intelligentissime ed esuberanti, legate ad un matrimonio di interesse, mettevano in pratica una panoplia di legami alternativi, tutti accettati dal marito. Ci sono anzi casi famosi in cui il marito aveva piacere del fatto che una moglie troppo giovane ed intelligente, legata a lui come a un carro funebre, grazie al suo sostegno trovasse una via d’uscita dalla trappola che però evitasse un divorzio. Usare la canzone di Ruggeri in questo contesto è del tutto arbitrario, il vero punto di contatto è questa immagine sfuocata di donna di un altro secolo che, confrontata con il mariuolo che Ruggeri (allora) credeva di essere, diventasse un’apparizione a metà strada da una donna di Tinto Brass ed una protagonista di “Arsenico e vecchi merletti”.

 

“Contessa”

Non puoi più pretendere di avere tutti quanti attorno a te
non puoi più trattare i tuoi amanti come fossero bignè.
Vuoi solo le cose che non hai, parli delle cose che non sai
cerchi di giocare ma non puoi, pensi solamente ai fatti tuoi.
Chi sei contessa
tu non sei più la stessa.

Vuoi che io rimanga nel tuo letto per poi sbattermi su e giù
non ti lamentare se domani non ti cercheremo più.
Ma vorrei soltanto averti qui, sei accattivante già così
ti difendi con il D.D.T. fai pesare troppo quei tuoi sì.
Chi sei contessa
tu non sei più la stessa.

Pensi che ogni cosa di concreto sia da riferire a te
tu fai la misteriosa per nascondere un segreto che non c’è.
Nel tuo castello come va? Vivi la tua vecchia nobiltà
non sai neanche tu la verità, vendi a caro prezzo la realtà.

(Enrico Ruggeri, Fulvio Muzio)