cantautore, giornalista, scrittore

23 aprile 2019

Un altro mese è volato. Le grandi decisioni del governo sono bloccate. Il Reddito di Cittadinanza non ha ancora i Navigator, e quindi è un’elemosina senza offerte di lavoro, che costa soltanto. La legge sui pensionati che escono a “quota 100” ha provocato il blocco delle pensioni normali, nessuna assunzione di giovani. Il Ponte di Genova non è ancora stato demolito, mentre le promesse dicevano che a maggio si sarebbe iniziato a costruire quello nuovo. I decreti per sbloccare i cantieri, per sostenere i danneggiati dalle banche, per salvare la Raggi ed abrogare i controlli anticorruzione ed antimafia sugli appalti sono (per fortuna) rinviati di settimana in settimana. Il Decreto Sicurezza ha gettato centinaia di persone per la strada, nulla è stato fatto contro chi delinque, i rimpatri sono fermi, nemmeno gli eroi civili ed i campioni dello sport ricevono più la nazionalità italiana. La crisi economica peggiora ed il Ministro Tria batte le campane a morto. Eppure l’adesione popolare al governo non diminuisce. In parte a causa dell’incapacità del PD, ma dall’altra per un motivo ben più profondo, che si intravede nella polemica sul 25 aprile. L’Italia è un Paese a preminenza fascista. L’italiano medio vuole violenza, latrocinio, fine delle libertà, vuole sangue e sopraffazione. Salvini ha scavalcato il fascismo, è il dittatore orwelliano di George Orwell, il Grande Fratello. La gente guarda, ride ed applaude. Io ho militato nel Partito Repubblicano ed ho votato per anni Radicale. Stasera, solo, nella pioggia battente, dopo un paio di telefonate con amiche ed amici che raccontano delle tragedie prodotte dal regime gialloverde nelle loro vite, addosso una stanchezza immensa, alzo il pugno, come sfida, al cielo. Se il vento fischiava, ora fischia più forte. Libertà.

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