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8 novembre 2018 | Paolo Fusi
cantautore, giornalista, scrittore

8 novembre 2018

Sono stato in silenzio per alcuni giorni. Seguire l’altalena quotidiana delle notizie annulla la prospettiva e rende ciechi, come si dice in Germania, perché dai tanti alberi che avevo davanti, non riuscivo più a vedere il bosco. Ed ho cercato un senso comune tra l’elezione di Bolsonero in Brasile, i viaggi dei Grillini e dei Leghisti in Russia, il finto dibattito italiano sul dissesto idrogeologico, la fine dell’era Merkel, la vittoria dei verdi in Germania, alcuni passaggi politici importanti, di politica interna, in Francia, Regno Unito e Spagna, le conferenze sul clima promosse dalla Cina, la guerra commerciale contro l’Iran ordita da Arabia Saudita, Stati Uniti ed Israele. Tutto mi dice una cosa sola. Tranne che nel caso della Cina, tutti questi sommovimenti sono reazioni immediate, guizzi della coda della lucertola, tremori estemporanei, propaganda. Da un lato c’è un Pianeta allo stremo, che da due anni ha iniziato a mostrare il volto mortale dell’inizio della fine. Da un altro lato c’è la morte, lentissima e dolorosa, degli Stati Nazionali, che non potendo più giustificare la propria esistenza con la ricerca dell’efficienza, cercano di usare il montare della paura e della violenza ed indirizzarlo. Da un lato ci sono miliardi di persone, spaventate, stanche, molte delle quali vivono al di là dei confini dell’orrore, e che non sono capaci a ricostruire l’immagine vera, e quindi si dimenano disperati come pesci nella tonnara. Dall’altro lato ancora i fedeli della setta del neo-liberalismo, che credono in una versione del capitalismo, che tale non è più, e si affannano, giorno per giorno, a trovare toppe per la diga che oramai è un colabrodo. Chiunque, tra loro, prometta alcunché, mente, spesso – in primis – a sé stesso. Il mito del rimedio apotropaico è vecchio di tremila anni. Non capiamo cosa succede, quindi pensiamo che gli Déi ce l’abbiano con noi, quindi scegliamo un capro espiatorio, identifichiamo un nemico, sacrifichiamo qualcuno, o qualcosa, e speriamo che l’Olimpo sia più gentile. Avete visto mai immagini dall’alto di Città del Messico, di Mosca o di Mumbai? Solo un pazzo può credere che si possa far qualcosa per rendere umana la vita in quei luoghi. Come accadde ai dinosauri, nel momento in cui si sarà spezzato quest’equilibrio apparente, si estingueranno. Un equilibrio apparente che si basa su un’ondata di violenza irrefrenabile e che, in qualche modo, funge da calmiere sociale, di modo che solo pochissimi vivano in modo decente, e che per ogni nuova persona che emerga dal fango, un’altra muoia. Subito. I milioni di morti negli inferni minerari, o agricoli, o semplicemente bellici disseminati tra Africa, Asia e Sudamerica, sostengono il benessere Occidentale e della Cina, abbassano un pochino l’esplosione demografica, permettono che grandissime zone del Pianeta non siano più sotto il controllo di alcuna autorità territoriale – e se mai, un giorno, i grandi governi dovessero davvero decidere di fare qualcosa per salvare il Pianeta, andrebbero a cozzare contro la capacità di resistenza bellica di queste aree, che sono invincibili, come dimostra mezzo secolo di tentata invasione dell’Afghanistan da parte russa ed americana. L’autunno di quest’anno ci ha mostrato il cambiamento climatico in un nitore che finora ci era sconosciuto, e tutti ci siamo accorti di quanto siamo indifesi ed impreparati. Eppure, come per tutti gli altri temi, una settimana di polemica sui giornali è sufficiente a desemantizzare il dibattito e rendere elettoralmente inutile la soluzione. Questo vale per tutti, in qualunque parte del mondo. Ogni partito dev’essere velocissimo nel reagire, dialetticamente, a ciò che accade, la popolazione si schiera esteticamente (come se votasse le canzoni dello Zecchino d’Oro) per la promessa più confacente alla moda che ciascuno di noi segue in quel momento La vittoria dei verdi in Germania non è una vittoria dei programmi ecologisti, ma la sconfitta contemporanea di CDU e SDP e lo schifo che molta gente prova a votare una formazione populista come l’AfD. Ma la propaganda fa arrivare fino a noi la fanfaluca che improvvisamente sia nata una nuova consapevolezza ambientalista, ed ecco che persino Matteo Salvini e Donald Trump si misurano con twitter dal sapore ecologista. Decisioni: zero. Risultati: zero. Tensione elettorale: zero. Non funziona più alcuna differenziazione buoni vs. cattivi. Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono certamente i più cattivi in assoluto, ma la Russia che invade l’Ucraina e sostiene economicamente la Lega ed il M5S non è da meno, ed i Paesi dell’islamismo fondamentalista, come l’Iran, non sono mica verginelle di primo pelo. Ha ragione Oliver Murmann, il cantante degli Aeronauten, a rimpiangere “i tempi in cui i cattivi si comportavano da cattivi”, ed era sufficiente essere contro di loro per stare dalla parte giusta. Oggi, ognuno di noi vorrebbe stare dalla parte del proprio interesse personale, ma fraintende le promesse e poi sceglie puntualmente chi lo frega. Il benaltrismo è divenuto una disciplina più frequentata degli allenatori da calcio nei bar. Nonostante l’informazione disponibile continui ad aumentare, la capacità dei singoli di analizzarla diminuisce ad una velocità ancora maggiore. Sono in pochissimi ad accorgersi che oggi la Cina sia l’unico paese che stia facendo qualcosa di serio contro le conseguenze del cambiamento climatico e contro la prospettiva di un ulteriore peggioramento. Le autostrade di Bolsonero, gli impianti nucleari iraniani, israeliani, sauditi, russi, francesi, americani, continuano ad accrescere la minaccia, ma d’altra parte anche il ritorno al carbone degli Stati Uniti è un’assurdità che crea danni incalcolabili. Il capitalismo non riesce più a creare plusvalore sufficiente, e questo crea un malcontento ingestibile (se non con l’eccidio e l’umiliazione dei miliardi di persone) ed un ulteriore peggioramento delle condizioni del Pianeta, nessuno (tranne la Cina) è in grado di ragionare sul lungo termine, perché ogni giorno misura la borsa dei like ed agisce solo di conseguenza, inseguendo la frase di successo ed evitando di prendere qualunque decisione che cambi effettivamente la realtà, nella paura di fare peggio, di essere giudicati peggio, nella superstizione tutta democristiana che chi non fa non falla. Io sono stanchissimo e non conto nulla, come chiunque altro, e sono pure vecchio. Leggo i decreti del nuovo governo e non so se ridere o piangere: o ricopiano i piani del governo Gentiloni, parola per parola, o introducono follie che hanno come risultato evidente l’esatto contrario di ciò che sostengono di volere – a partire dal decreto sicurezza, che peggiorerà, già dal gennaio 2019, la situazione per le strade italiane in modo intollerabile. Viene tolto un sostegno a tutti gli immigrati che si stanno integrando, viene proclamata l’espulsione di centinaia di migliaia di persone, per trasportare le quali ci vorranno decenni, e quindi Salvini obbliga a vivere per strada e delinquere due o trecentomila persone che prima stavano diventano piacevolmente italiane – e lo si vede benissimo dalla gestione della crisi di Riace. Sarebbe bello se esistesse una proposta politica progressista, efficiente, pragmatica, sinceramente ambientalista, e che fosse presente in tutta l’Unione Europea. Di questo avremmo bisogno. E non c’è nulla, e siamo troppo deboli per costruircela da soli.

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