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12 novembre 2018 | Paolo Fusi
cantautore, giornalista, scrittore

12 novembre 2018

Appartengo ad una razza senza passato Cresciuta al caldo del benessere, con una casa certa, con acqua corrente ed elettricità, con i soldi per comprare il pane, e la domenica il pranzo dai nonni, e poi l’estate il mare, con tutti gli altri figli, liberi e disorientati, ma sicuri dalla paura fisica ed esistenziale.

Appartengo a questa razza sena nome Che ha avuto il lusso di osservare le emozioni, come fatti salienti della vita, e non istanti di pausa tra tragedie ricorrenti e le necessità sovrumane dell’umiliazione della miseria, della schiavitù, della guerra o della malattia, ed ha concentrato su quelle emozioni una forza ed un’attenzione che chi veniva prima di noi non aveva potuto sviluppare, e non aveva quindi nulla da insegnarci, perché quelle emozioni le ha vissute troppo tardi, ed in modo consumistico e ammalato da tutte le trappole di cui si era prima dovuta occupare

Appartengo ad una razza senza paura Che ha amato l’umanità, o almeno ci ha provato, con la stessa assolutezza ed intensità con cui ha cercato di amare gli altri intorno, confondendo la paura e l’incapacità di definire sé stessi, e di amarsi, con una cosa “altra” chiamata generosità

Appartengo ad una razza senza compromessi Che scendeva in strada con il pugno alzato non perché capisse (fraintendevo), non perché credesse (imitavo), non perché lottasse (dentro di me cantavo), non perché cambiasse (non sono cambiato mai), ma perché aveva una passione vera per l’armonia, che è affetto, musica, una società giusta e solidale, un turbinio di ragazzi allegri e senza mostri appollaiati sulle spalle ad aspettare la prossima morte della propria coscienza

Appartengo ad una razza senza olocausti Perché se alcuni di noi sono caduti, si poteva gridarne l’ingiustizia, ed ancora oggi, posso piangere di rabbia quando sento elencare i loro nomi, e le bombe assassine che ci hanno insegnato che tra Russia e Stati Uniti non c’è differenza, se non la tecnologia e la modalità dello stragismo e dell’annientamento della nostra umanità

Appartengo ad una razza senza sconfitti ed emarginati Terrorizzata come tutti di non trovare un posto, quando saremmo divenuti grandi, e cui alla fine invece è stato permesso di avere finti lavori e di non crescere mai, e di respingere la responsabilità che avevamo sui nostri figli, in nome di ciò che non avevamo capito riguardo ciò che i nostri genitori avevano fatto a noi

Appartengo ad una razza senza silenzio Che ha nuotato in un oceano infinito di musica e letterature, e poi di teatro e di cinema, e poi di social network e di miracoli elettronici, che ci hanno spesso impedito di concentrarci sulle cose più essenziali. Una generazione che ha visitato il mondo intero per evitare di dover capire il luogo in cui è nata

Appartengo ad una razza appassionata Che ha inventato i guru e gli psicanalisti, i divi dentro ai film e dello sport, che ha cercato di trovare la risposta nella propria incapacità a migliorarci, nel credere che esistesse una folle ed incontrollabile lotteria che stabilisse quali fossero gli eletti e quali no. Uno strumento consolatorio che ci ha insegnato che arriveremo fin qui e non oltre, e che per fortuna ci ha dato abbastanza esempi del passato per dirci comunque contenti e fortunati

Appartengo ad una razza senza amore Perché non amando noi stessi, non conoscendoci, abbiamo frainteso l’attrazione fisica ed il bisogno psichico o economico per un legame da difendere affettivamente e ci siamo trovati accanto a gente estranea, dopo decenni di matrimonio e di figli e di noia e di malintesi, senza forza per fare altro che abbandonarsi al destino

Appartengo ad una razza di solitudine Perché mi è stata donata la capacità di essere consapevole di tutto, anche delle contraddizioni, di donare vero affetto senza sotterfugi e senza ricatti, ma soprattutto sapendo che non esiste nulla in cambio -.e non l’ho usata. Una razza che ora vede i bimbi nuovi, e rabbrividisce di impotenza, di paura, di orrore e di sconcerto

Ed appartenere a questa solitudine Non mi fa sentire meno solo Mi ripete ogni minuto che ho tradito me stesso, come tutti Che Gaber diceva la verità dicendo che si debba scendere in strada Ma che ognuno di noi è prigioniero delle case e delle gabbie che si è costruito per paura

Appartengo ad una razza di fifoni e vittimisti Con un cuore immenso che abbraccia l’universoe ed esclude sé Una razza gonfia di ricordi meravigliosi di cose mai accadute Ma che abbiamo creduto possibili E che quindi si è guadagnata, con amore L’orgoglioso inferno in cui è finita

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