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26 novembre 2018 | Paolo Fusi
cantautore, giornalista, scrittore

26 novembre 2018

Fra le tante cose che generano confusione nel momento attuale della vita sociale dell’Occidente, una delle più esilaranti e preoccupanti è l’uso di tre lessemi (sovranismo, populismo, nazionalismo) fuori dal loro campo semantico – ovvero in modo volutamente sbagliato, di modo da generare non solo confusione, ma di confondere il più possibile le idee a coloro che, avendo studiato meno, considerano queste parole come totem, come formule magiche che possano descrivere in positivo una condizione estremamente ed oggettivamente negativa. Andiamo con ordine, oggi comincio dal primo di questi tre termini. Il sovranismo è un neologismo che viene dall’esercizio della sovranità. La sovranità, come la intendiamo oggi, nasce dall’opera di un filosofo francese, Charles Louis Montesquieu, che nel 1748 (40 anni prima della Rivoluzione Francese) scrisse un lungo Trattato, intitolato “Lo spirito delle leggi”, che, nell’11° volume, spiegava la separazione tra il potere legislativo (chi scrive le regole), il potere esecutivo (chi le applica e, in base a quelle leggi, decide in nome del popolo cosa fare in qualunque frangente) ed il potere giudiziario (chi fa rispettare le leggi, se necessario attraverso punizioni). Già allora, Montesquieu vedeva l’equilibrio mai stabile tra questi poteri il fondamento della democrazia, perché solo l’indipendenza totale di questi tre poteri può garantire che la corruzione ed il crimine siano esclusi dalla gestione del potere. Secondo Montesquieu, la democrazia finisce quando il potere giudiziario perde la sua indipendenza e diviene corrotto. La sovranità esiste a prescindere dalla democrazia: le dittature riassumono in sé il controllo dei tre poteri e stabiliscono quanto questi possano davvero essere indipendenti, poiché lo scopo non è più rappresentare la volontà dei cittadini, ma quella del regime. Lo Stato esiste ed è Sovrano, perché riassume in sé, attraverso l’esercizio di questi poteri, la forza ed i bisogni dell’intera popolazione. Il limite alla sovranità, scrisse il filosofo francese, è dato dall’interscambio economico internazionale. Pensate un po’ da quanto tempo ragioniamo su queste cose, noi umani. Montesquieu, nel 20° volume de “Lo spirito delle leggi”, parla di repubblica internazionale del denaro, perché già allora le monarchie nazionali, anche se continuavano a tentare di risolvere le differenze di punti di vista con sanguinose guerre di conquista, vedevano la sovranità di una singola nazione sempre più limitata dall’interscambio libero di beni e servizi, necessario al benessere delle popolazioni, ma anche dell’aristocrazia, presupposto necessario per finanziare le guerre – quindi dal mercato, e, successivamente, dal capitalismo: ovvero la creazione di una crescita del benessere legata alla creazione ed allo scambio di plusvalore. Lo Stato ne regola la disciplina per evitare truffe, da Bismarck in poi per sostenere il patto sociale tra cittadini e Stato, ma l’interscambio avviene in nome di regole internazionali e sovranazionali. Dove esiste il mercato, il sovranismo perde una parte fondamentale del suo significato. Mi spiego. Il popolo ha fame. Il pane prodotto qui costa il doppio di quello prodotto altrove. Il mercato fa in modo che il pane venga quindi importato da quell’altrove. Il sovranista soffre, perché il suo modello economico di riferimento è l’autarchia, e nemmeno questa basta, perché nei rapporti internazionali ogni Stato ha bisogno di acquistare beni o servizi fondamentali al di fuori di sé stesso, e questo comporta una perdita (benedetta) di sovranità. Dopodiché esiste il problema della “sovranità limitata”, costruita dal colonialismo e dalla Guerra Fredda: gli Americani mettevano bombe sui nostri treni, e compivano stragi, per obbligarci a rinunciare alla nostra piena sovranità – e noi abbiamo obbedito. Ma mentre prima i due colossi (Unione Sovietica e Stati Uniti) con le stragi violentavano il diritto internazionale, trasformando l’intero pianeta in una rete di Stati a sovranità limitata, oggi si ottiene lo stesso risultato con i trattati economici, e con l’esplosione della Cina c’è un nuovo colosso sul palcoscenico mondiale che pare essere più efficiente dei nostri vecchi sistemi di colonialismo. La scelta di costituire l’Unione Europea (lo diceva già Giuseppe Mazzini due secoli fa) è per AUMENTARE la nostra sovranità, non diminuirla. La UE permette ai suoi membri di battersi con armi molto più forti contro Cina, Russia e Stati Uniti. Il solo sovranista vero, oggi, è colui che vuole la fine degli Stati nazionali europei e la trasformazione in un’Europa Unita sul serio. Gli altri sono servi di potenze straniere (la Russia per la Lega Nord, gli Stati Uniti per il PD ed il M5S) che urlano di essere sovranisti e sono invece l’esatto contrario. Dal momento che l’Italia è un ganglio irrinunciabile della “repubblica internazionale del denaro”, i suoi spazi di sovranità sono dati dalla sua capacità di imporsi contro il neocolonialismo delle grandi potenze. In seno all’Unione Europea è una battaglia difficilissima ma possibile. Fuori dalla UE ci passano sopra come l’autostrada intergalattica di Douglas N. Adams e della sua “Guida galattica per autostoppisti”. Salvini e Di Maio sono servi di potenze straniere, il loro obiettivo è indebolire l’Italia.

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