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30 novembre 2018 | Paolo Fusi
cantautore, giornalista, scrittore

30 novembre 2018

Questo post è il seguito di quello di qualche giorno fa sul vero significato della parola sovranismo. Fra le tante cose che generano confusione nel momento attuale, una delle più esilaranti e preoccupanti è l’uso di alcuni lessemi in modo volutamente sbagliato, di modo da generare non solo confusione, ma di impedire a coloro che, avendo studiato meno, considerano queste parole come totem, la comprensione della realtà. Stavolta parliamo di “popolo” e di “populismo”. Il popolo è una comunità di persone che, per motivi differenti, scelgono di condividere delle leggi, delle usanze, una lingua, una cultura. Popolo è quindi diverso da popolazione. Popolazione sono gli abitanti di un’area geografica, ma non è detto che siano popolo. Nell’America dei pellerossa, diversi popoli dividevano la stessa area, ma nonostante questo, un Sioux ed un Navajo non avevano nulla in comune. Quando gli ebrei vivevano in schiavitù in Egitto, essi restavano un popolo, nonostante vivessero lungo il Nilo. In generale, quando un determinato popolo abita un’area precisa, e solo quella, quell’area viene definita nazione. Austria e Germania sono abitate da popolazioni molto simili, ma sono due nazioni differenti ed indipendenti tra loro. Ancora diverso è il termine etnia. Con il passare degli anni, questa parola perde di significato, perché un’etnia è un gruppo di persone chiuso, determinato da caratteristiche genetiche, che non cambiano perché il gruppo non si mischia con altri – qualcosa (fortunatamente) destinato a sparire per sempre in pochi anni. Il discrimine per definire una moltitudine “popolo”, come descritto da Thomas Hobbes e da Baruch Spinoiza, è l’adesione ad un corpo di leggi. Con la nascita del concetto di “contratto sociale” (pensato da Hobbes, ma poi sviluppato da John Locke e Jean-Jacques Rousseau), il popolo, che in democrazia esercita la sovranità sullo Stato al posto del monarca, è l’insieme di coloro che condividono le leggi. Il popolo è composto da cittadini, la popolazione è composta da individui. I cittadini hanno la consapevolezza del bene comune, gli individui no. Capite dove voglio andare a parare? Il termine populismo è fortemente ideologizzato (sia da destra che da sinistra), e IN OGNI CASO si contrappone al contratto sociale che è la base del concetto di Stato e di della democrazia rappresentativa liberale. Sia il socialismo che il nazismo, il bonapartismo, il peronismo e altre ideologie simili, hanno affermato l’esistenza di un popolo come entità viva, pulsante, che si esprime in modo univoco ed ha sempre ragione – il che, nella prassi, è una bugia. Centomila persone in piazza, improvvisamente, diventano “il popolo”, e sono la scusa, per un regime, per prendere il potere ed annullare le leggi democratiche. Una bugia terribile, come vedete. I cittadini sono anche individui, e votano come ritengono opportuno. Mai tutti insieme. Nella storia d’Italia, poi, mai è successo che un solo partito arrivasse al 50% dei voti. Per fortuna, i vincitori sono stati costretti a mettersi d’accordo anche con coloro che la pensavano in modo differente. A partire da Silvio Berlusconi, ed ancora più gravemente con Matteo Renzi, alcuni leader politici hanno pensato, come la DC nel 1953, di introdurre sistemi per trasformare una minoranza di cittadini in una maggioranza assoluta in politica. Sostengono che sia il solo modo per governare efficientemente. Contemporaneamente hanno portato avanti un altro mutamento epocale estremamente pericoloso. Gli individui hanno sempre avuto il bisogno di vedersi tutelati singolarmente al di là del bene della comunità. Ma questo, fino al 1994, è una cosa che accadeva di nascosto, di cui ci si vergognava. Oggi, invece, la relazione tra politica e cittadini si è capovolta: non è più il tempo in cui la politica offre diverse soluzione ai problemi collettivi, ed i cittadini scelgono, ma, al contrario, è il tempo in cui i partiti, pur di avere il consenso, corrono dietro ai singoli (ed egoistici) bisogni degli individui, e nel nome della vittoria elettorale prescindono dal voler trovare una soluzione efficiente per l’intera comunità. Questo sistema di agire politicamente viene chiamato populismo: ovvero agire in nome delle lobbies e dei singoli individui più potenti, e contro gli interessi della collettività. Esattamente ciò che fa il governo Salvini-Di Maio, solo che lo fa con un largo consenso dell’elettorato, cui sono stati promessi soldi facili. E non può essere altrimenti. Quando il portavoce del governo, Giuseppe Conte, annuncia che sarà “l’avvocato del popolo”, afferma di credere che il popolo sia un’unica entità omogenea, e che si possano tutelare gli interessi dei singoli tutelando l’idea astratta di moltitudine – il che non è vero. Il governo ha incontrato diverse lobbies, ma quelle più deboli (come quelle dei portapizza in bicicletta) si sono ritrovate con niente in mano, tranne l’enorme presa in giro. E così è pure per gli abitanti di Taranto, per quelli della Puglia nella zona di arrivo dei pipelines del gas, e si potrebbe continuare a lungo. Per definizione, un governo populista non risolve i problemi della collettività (nemmeno li affronta e, spesso, neanche li percepisce), ma quelli di piccoli gruppi di pressione – le lobbies. Se Conte fosse una persona competente ed il governo da cui prende gli ordini fosse una cosa credibile, lui si sarebbe forse detto “avvocato dei cittadini”, non del popolo. Chi ama il popolo schifa i cittadini, e li punisce. Perché presume di imporre una volontà esattamente uguale per tutti, il che è una follia. Non dimenticatelo.

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